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Torino è un riccio

In occasione del Salone del Libro di Torino esce Torino è un riccio, un piccolo cahier per il quale devo ringraziare Francesca Mazzucato (che me l’ha commissionato per la sua collana) e Francesco Giubilei di Historica.
Potete trovarlo allo stand Las Vegas edizioni, padiglione 2, L17.

Torino è un riccio. Sta chiusa in se stessa, non dà confidenza, appena ti avvicini troppo tira fuori gli aculei. Eppure ti affascina e per lei corri volentieri il rischio di essere punto. Ci provi, ci riprovi, tenti di addomesticarla e ogni giorno ti avvicini un po’ di più a lei. Fai prima tu a diventare suo, che lei a diventare tua. Ma ne vale la pena: se riesci nell’intento, provi una soddisfazione simile a quando riesci a conquistare la donna di cui sei innamorato.

Nella Torino del 2050, in cui molte cose sono cambiate e c’è addirittura il mare, il narratore va a spasso con la nipotina e le parla di com’era la città ai suoi tempi. Ne scaturisce un racconto scritto al futuro, a metà tra fiction e memoir, che è soprattutto un breve diario del cuore. Ma senza pretese di esaustività, dal momento che “esistono tante Torino quante sono le persone che ci hanno vissuto”.

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30

[Come gli scudetti della Juve, da ieri sera, anche se qualcuno dirà che sono 28. Ma lo dice anche Nedved: 29+1=30. E' semplice.]

Vorrei ripartire da qui, da una lettera che scrissi nella famigerata estate del 2006. Lì c’è tutto quel che vuol dire per me essere juventino. Spesso ci avevano rimproverato di tifare facile, per la squadra-che-vince, e invece in quell’anno i veri juventini si sentirono ancora più profondamente legati alle maglie bianconere. Abbiamo sofferto, sono stati sei anni difficili. Ma ne valeva la pena: ieri sera il cerchio si è chiuso e la Juve è tornata dove merita di essere. Lassù, sopra tutti. Nessuno avrebbe immaginato un copione del genere: alla fine la matematica vittoria è arrivata grazie a un favore dei Nemici di quel 2006: l’Inter che batte il Milan e consegna lo scudetto alla Juve, andando incontro alla peggiore delle nemesi (vorrei però ringraziare gli interisti per aver fatto il loro dovere, così come dieci anni prima avevano fatto i laziali proprio contro l’Inter).
Vorrei ripartire da quell’ultimo scudetto, quello del 2006, da quella festa straniante in cui si percepiva la fine di un’epoca, da quell’atmosfera irreale: festeggiare qualcosa che sai già che ti verrà tolto. Mi ricordo che dissi: “Chissà quando ricapiterà. Quanti anni dovranno passare.” Si parlava di C2, addirittura. Mi immaginai vecchio e pieno di nostalgie per i tempi che furono.
E invece no.
Ora quell’incubo è finito e si può ripartire da qui, da questa terza stella che per qualcuno non deve brillare ma che noi sentiamo nostra più che mai.
Forza Juve!

PS: le immagini della vittoria me l’ero sognate la notte prima. Sono contento che i sogni, di tanto in tanto, si avverino.

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Minuetto su musichetta d’attesa in contrappunto e fuga

Il primo racconto scritto in diretta su Facebook da me e Gianluca Mercadante è ora scaricabile gratuitamente sullo Starbooks (con alcuni bonus e un’intervista di Eliselle).

Inoltre Gianluca Mercadante, durante la stesura del racconto, è stato intervistato da Radio City. Potete ascoltare l’intervista qui.

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Fanfiction

[Da Wikipedia: Fanfiction o fan fiction (abbreviato comunemente in fanfic, FF o fic) è il termine utilizzato per indicare tutte quelle opere scritte dai fan (da qui il nome), prendendo come spunto le storie o i personaggi di un lavoro originale.]

Ammetto la mia ignoranza: prima di conoscere Carlotta, manco sapevo che esistessero, le fanfiction (o quantomeno che fossero un genere così diffuso nel mondo di Internet). Poi è arrivata lei e mi ha detto di averne scritte fin da ragazzina, al che io – che sono più curioso di Cita – sono andato a spulciarle. Ma nonostante le buone intenzioni, ci ho capito poco perché mi mancavano gli elementi base da cui erano tratte le storie.
Fino a un paio di settimane fa, pensavo che il mio rapporto con le fanfiction fosse finito lì. E invece no, perché è successa una cosa: senza dirmi niente, Carlotta si è messa a scrivere una nuova fanfiction. In due mesi ha buttato giù cento pagine, poi ha confessato. Stavolta la sua fanfiction l’ho letta in due giorni. E non solo perché in questi anni Carlotta è migliorata molto nella scrittura, ma perché ha scritto qualcosa che va oltre il calco del modello originale. Con qualche accorgimento, la fanfiction di Carlotta può tranquillamente diventare un romanzo a tutti gli effetti. So che molti pensano che le fanfiction siano delle storie di serie B. Per me non è così: in teoria possono essere migliori di molti romanzi che si trovano in libreria. Ciò che le può “ghettizzare” è proprio il fatto di essere comprensibili solo a una cerchia di appassionati. Ma se una storia esce da questa nicchia e si apre al resto del mondo, allora cambia tutto. In casi come questi, il modello originale può essere il pretesto, la molla per iniziare a scrivere qualcosa di completamente nuovo (del resto, ogni storia dipende da mille altre e nessuna è originale in senso assoluto). Se scrivere una fanfiction può servire a sbloccarsi, a superare la famosa fobia della pagina bianca, ben venga. Ma ben venga anche chi usa le fanfiction come una palestra. Non è molto diverso da chi inizia a suonare facendo cover di altri (gli stessi Beatles hanno iniziato con le cover). Poi dipende sempre da dove si vuole arrivare. Per la Carlotta delle vecchie fanfiction, era già molto potersi confrontare col giudizio di lettori imparziali. Per la Carlotta di oggi, è arrivato il momento di posare i vecchi attrezzi, uscire dalla palestra e mostrare i muscoli.

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Sartoria Creativa

A Torino è nato un posto in cui si faranno tante belle cose. Si chiama Sartoria Creativa, è in via Santa Maria 6/H, e ha aperto ufficialmente il 3 marzo!
Stanno per iniziare tanti bei corsi (scrittura, blog, sceneggiatura, fotografia, dj…), quindi tenete d’occhio il sito www.sartoriacreativa.org e… iscrivetevi.

 

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Justin Biberon

L’idolo delle ragazzine, Justin Bieber, ha compiuto 18 anni. E come me a 18 anni sembra ne abbia 12. Questo apre una serie di riflessioni:

1) Il suo successo non si spiega né con le sue canzoni (non ne ricordo mezza) né con la sua voce (che sembra confermare i 12 anni).

2) L’unico motivo del suo successo è che arrapa le ragazzine in piena tempesta ormonale.

3) Com’è possibile che uno pseudododicenne arrapi qualcuno?

4) Io quando ero nelle sue condizioni piacevo solo alle nonne delle ragazzine arrapate.

5) Forse le ragazzine di oggi sono diverse.

5 bis) Forse, per la teoria dei salti generazionali, sono diverse anche le nonne.

6) Forse, se ai miei tempi ci fosse stato Justin Bieber, le ragazzine si sarebbero interessate anche a me.

7) Maledetto Justin Bieber, perché non sei nato prima.

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Ho sognato Rudy Zerbi che mi diceva bravo

Stanotte ero in giuria con Maria De Filippi e Rudy Zerbi. A quanto pare sostituivo Gerry Scotti. Assistevamo a un’esibizione imbarazzante di bambini ballerini. Il pubblico applaudiva entusiasta. Alla fine Rudy Zerbi diceva “per me è no” e dava anche il voto: 4. Maria si metteva a borbottare, al che Rudy minacciava di andarsene. Maria allora raccontava che da piccola era stata in giuria a un concorso di violinisti ed era rimasta a bocca aperta di fronte a un’esibizione, mentre un’altra ragazzina della giuria aveva commentato: “Dopo Stannovsky nessuno lo suonerebbe più così”. Al che mi mettevo a urlare: “E aveva ragione lei! E aveva ragione lei! Basta col dilettantismo!”
Rudy si voltava verso di me e mi sorrideva: “Bravo, volevo proprio vedere come avresti risposto.”
E io: “Non dirmi bravo, sennò cadiamo anche noi nel loro buonismo!”

Okay, psicanalizzatemi!

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La posta degli autori solitari

Da qualche tempo ho una rubrica nel sempre più seguito sito/blog Starbooks. Si intitola “La posta degli autori solitari” e lì rispondo a tutti coloro che hanno qualche domanda sul mondo editoriale. Per cui seguitemi anche lì e scrivetemi tutto quello che avreste sempre voluto sapere ma non avete mai eccetera eccetera.
Ecco intanto il link in cui potete trovare le puntate precedenti: http://starbooks.it/category/rubriche/posta/

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Cose che si imparano in palestra

Questo mese io e Carlotta ci siamo iscritti in palestra. E personalmente ho già imparato tre cose.

1) La difficoltà di un esercizio è inversamente proporzionale alla difficoltà del suo nome. Per fare un esempio, i calf liberi bipodalici hanno un nome che mette soggezione quasi quanto le equazioni di secondo grado e sembrano una roba per ginnasti provetti, e invece sono i più semplici di tutti.

2) Ho sempre pensato che i super-fighi che frequentano le palestre fossero degli incredibili tombeur des femmes, e invece negli spogliatoi si scopre che hanno grossi problemi ad approcciare le ragazze e alla fine ricorrono a Facebook come dei nerd qualunque.

3) Gli strumenti che preferisco, in palestra, sono le tv sempre sintonizzate sui canali musicali. Ciò mi ha permesso di aggiornarmi sui video che girano in questo momento e rendermi conto che la crisi ha toccato anche questo settore: gli ultimi video di Noel Gallagher, dei Subsonica e di Tiziano Ferro non sono altro che spezzoni di video precedenti rimontati alla bell’e meglio.

Se imparo altre cose, vi aggiorno.

 

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Autori sopravvalutati

Dopo una serie azzeccata di titoli – gli ultimi “E le stelle stanno a guardare” di Cronin e “Jules e Jim” di Roché – sono incappato in una lettura molto deludente e che mi proponevo da anni: “Il processo” di Kafka. Ora, so che molti mi accuseranno di blasfemia e troveranno ottime argomentazioni per spiegarmi che Kafka è uno dei più grandi – se non il più grande – del Novecento, ma a me non convince proprio. Ci avevo provato con “La metaformosi”, ci ho riprovato, ma niente da fare.

Per rimanere in tema, facciamo il processo agli autori più sopravvalutati. Ecco la mia lista, certo che ne sto dimenticando qualcuno: Borges, Kafka, Céline, Dickens, Manzoni, Baricco, Kerouac, Tomasi, Gadda, D’Annunzio, Wallace, Eggers. Poi ovviamente Coelho, ma quello è un vero fuoriclasse del genere.

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